modelli organizzativi

Riparte - dopo un lungo periodo di riflessione - la rubrica  “in Primo Piano”  di Quos.    

Niente meditazione in Tibet, tantomeno speech in qualche Università Californiana;  lo spunto è invece nato dal casuale ritrovamento di un saggio del 1952 di T. Parsons che avevo studiato a Economia ...

 

 

 

      Ne Il Sistema Sociale Talcot Parsons definisce le organizzazioni come sistemi sociali che devono  “… adattarsi all’ambiente e trovare il modo di motivare e coordinare i propri membri per favorire l’integrazione e promuovere i valori che legittimano l’output dell’organizzazione”.

Le interazioni tra i sistemi quindi, un tema più che mai attuale perché la società digitale in cui siano immersi ha una caratteristica peculiare, la pervasività delle reti e della tecnologia;  e questa induce all’interconnessione tra tutte le parti dei sistemi che compongono il contesto socio-economico (una sorta di ecosistema digitale).

E siccome le organizzazioni riflettono il contesto socio-economico, la società digitale ha generato una evoluzione dei modelli strategici e organizzativi delle imprese (pubbliche e private) che possiamo tentare di riassumere in 3 punti essenziali.

Il primo, il superamento della vecchia distinzione tra interno ed esterno per via della interconnessione e organicità tra tutte le parti dell’ecosistema indotta dalla pervasività delle tecnologie (azienda olistica).  Così, non esistono più persone, istituzioni, tantomeno aziende impermeabili al contesto e non si può scegliere di essere ‘on-line’ oppure ‘off-line’. 

Il secondo, l’emersione di modelli relazionali orizzontali, aperti e dinamici supportati dai network e dai media che hanno stretto le maglie delle connessioni con il contesto sociale e, per inciso, quelle tra organismi e ‘portatori di interessi’ (utenti, clienti, cittadini e consumatori compresi);  con questi ultimi capaci di produrre valutazioni, contenuti e in grado di incidere sensibilmente sulla reputazione aziendale e influenzare le scelte organizzative e strategiche.  E con un altro implicito effetto:  la crisi del modello verticale di impresa a vantaggio delle società governate dalle relazioni orizzontali (e processi bottom-upe di auto-organizzazione provenienti dal basso).

Il terzo punto, preminenza delle soft skill, ovvero il ruolo della conoscenza e delle persone con le competenze individuali, psicologiche e cognitive che caratterizzeranno la sfera lavorativa nella società digitale. Così, motivazioni, gestione emotiva, relazioni sociali, valori e bisogni definiranno le performance lavorative e saranno gli elementi preditivi delle potenzialità di lavoro nel futuro. Questo pone però anche il problema di come affrontare seriamente le scelte in materia di formazione, di istruzione e di rischi sociali e umani di chi resta ‘fuori’, oltre che della Impiegabilità delle persone nel lungo termine.

Come gestire questa complessità?  Soprattutto, come affrontare le questioni etiche poste dalla società in cui siamo immersi? 

Nel recente dibattito sul Lavoro al Festival Smart Life 2019 a Modena, il Prof G. Solinas ci ha ricordato che la tecnologia non può essere considerata un fattore economico come gli altri  perché “… cambia la scala dei fenomeni economici nel tempo, nello spazio, nella rapidità di diffusione delle informazioni”.  

Va per questo governata e vanno governati soprattutto gli effetti che ne derivano su scambi e produzione, su mobilità sociale e povertà, su migrazione e accesso alle risorse, sui diritti e fattori ambientali, su competenze e lavoro … per cogliere le immense opportunità offerte dalla innovazione e dalla società digitale (web democracy, partecipazione, condivisione conoscenze, comunicazione aperta …).

Il tempo giusto per mettere in agenda e dare sostanza ai temi del Benessere, della Equità e del Capitale Sociale;  per usare lo schema di Parsons, organizzazioni e aziende, i singoli individui, le istituzioni concorrono tutti alla determinazione del contesto. 

Ancora una volta, saranno gli uomini a decidere la storia.  E ognuno di noi.

01/2019, Gianni Bartolotti